martedì 26 maggio 2009

Ormai non c'è dubbio! Il digitale terrestre batte il satellitare!

Da diverso tempo stiamo prendendo coscienza di come cresca la tv digitale in Italia. Anche l’Auditel ha recentemente confermato un dato importante: il numero delle famiglie italiane dotate di decoder per il digitale ha ormai superato quello di quelle in possesso del decoder satellitare. Ricordo che questa nuova tecnologia a partire dal 2012 sostituirà al 100% quella analogica, e i dati che vi ho citato costituiscono un buon successo per il digitale terrestre. I numeri parlano chiaro: le famiglie che hanno accesso al digitale sono 7.363.103, pari al 31% di quelle italiane, mentre quelle del satellite sono 6.445.830, cioè per intenderci il 27%.
Il sorpasso è determinato principalmente dalla significativa crescita del sistema digitale, che ha registrato un aumento del 15% tra dicembre 2008 e aprile 2009, grazie al passaggio al digitale di alcune regioni italiane.
Al momento l’unica regione che si è convertita completamente alla nuova tecnologia è la Sardegna, e per questo motivo nell’isola si registra un significativo calo del saltellite.
Insomma, non c’è dubbio: la tv digitale batte nettamente quella digitale. Tutto questo è favorito anche dal fatto che ormai tutte le nuove tv hanno incorporata la capacità di “captare” il nuovo segnale. Allora prepariamoci al digitale, che tra pochi anni non avrà poi più nulla di “nuovo”, ma sarà una realtà costante.

mercoledì 20 maggio 2009

Stare o no dalla parte del doping? Può costare una carriera

Da piccolo puoi amare la bicicletta! Crescendo può farti schifo anche solo vederla! In poche parole vi ho descritto l'origine e la fine dell'esperienza in bici di una giovane ciclista italiana. La sua testimonianza mi ha fatto davvero riflettere. Una carriera brillante, una passione vera per lo sport, la volontà di emergere nel ciclismo. Tutto questo stroncato da una grande amarezza: la proposta da parte del commissario tecnico, poco prima dei campionati mondiali juniores, di fare "alcune punture". Non ci voleva una grande fantasia per capire che si trattava di sostanze proibite, di sostanze dopanti.
Questa ragazza però non ha perso la propria volontà di rimanere "pulita", come sportiva, ma pulita anche con la prorpia coscienza. Ha preferito abbandonare il mondo delle 2 ruote, e ha voluto soprattutto raccontare la sua esperienza-shock. Vi consiglio vivamente di leggere nel dettaglio le sue dichiarazioni, perchè sono il più chiaro esempio di come l'emozione incredibile di una convocazione ai campionati del mondo, possa trasformarsi nella delusione più grande della vita, in una nuvola nera che ti avvolge, senza lasciarti via di scampo. Solo una grande forza di volontà e un grande rispetto del proprio essere possono aiutare ad uscire da una situazione così.

martedì 19 maggio 2009

CICLISMO - DOPING. MA LA COLPA E' ANCHE DEI MEDIA? (modifica)

Il ciclismo è uno tra gli sport più faticosi. A livello giovanile spesso è incompatibile con la scuola per il numero di ore di allenamento, che aumenta vertiginosamente per un ciclista professionista, con allenamenti possono sfiorare le 10 ore. E poi le competizioni: una corsa a tappe supera i 3000 chilometri, con salite e discese a ripetizione. Una frase del Pirata Marco Pantani è entrata nella storia delle 2 ruote: “Io vado forte in salita per abbreviare la mia agonia!”.

Purtroppo la storia di questo sport è costellata di scandali di doping. Ho trovato nel web una tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, (“Il ciclismo e la morsa del doping – Da Coppi all’Operaciòn Puerto, storie di scandali in un mondo malato al suo interno”) che traccia un’analisi di questo gravissimo fenomeno.

Ma di chi sono le colpe della realtà in cui naviga il ciclismo? I primi che sbagliano sono i corridori, ma ci sono altre categorie che hanno enormi responsabilità, come i politici. Non è ammissibile che in alcuni stati Europei, come l’Italia, si attui una lotta serrata contro il doping, e che in altri non esista nemmeno il reato.

E poi hanno notevoli colpe anche i dirigenti: non è molto credibile che i direttori sportivi non sappiano nulla delle pratiche illecite dei loro tesserati.

Ma anche la categoria dei medici. I ciclisti non possono procurarsi da soli le sostanze dopanti, ma occorre l’intervento di un esperto in materia.

Non si salva da questo elenco nemmeno la magistratura, che ha a volte condannato erroneamente ciclisti, creando ancora più tensione nell’ambiente.

Ma c’è ancora una categoria che ha enormi responsabilità, e cioè quella dei media. Tra i giornalisti sportivi italiani, vi sono coloro che parlano chiaramente e volutamente di doping nel ciclismo, dimostrando di non provare nessun amore per le 2 ruote. Vi sono poi gli inviati che si soffermano sull’aspetto più romantico di questo sport. La differenza è anche frutto di una maggiore o minore competenza in materia. Oggi nessun giornalista potrebbe arginare il problema doping nel ciclismo, ma non bisogna parlare solo di ciò. Nel ciclismo restano sempre vivi il sudore, la fatica, e la poesia che solo questa disciplina può regalare! In televisione non viene fatta chiarezza sulle vicende, ma si fa di tutta l’erba un fascio.
Insomma tutti i media dovrebbero lasciare finalmente da parte l’ipocrisia, e raccontare sì le imprese degli atleti, ma anche la serie infinita di difficoltà e contraddizioni che coinvolgono lo sport. Vanno allontanati coloro che sbagliano, ed esaltati invece coloro che svolgono il proprio lavoro in modo pulito, allargando la lotta al doping anche alle categorie minori. Solo così si potrà salvare il mondo delle due ruote.

lunedì 18 maggio 2009

I clienti me li trovo su facebook!

Girando di qua e di là in rete, davvero non finisco mai di stupirmi! Beh, ormai siamo tutti consapevoli dell’influenza che ha internet sulla nostra vita quotidiana. Ci stiamo altrettanto rendendo conto di quando un social network come facebook stia non in punta di piedi, ma a velocità elevatissima scavando nella nostra esistenza. Facebook è sulla bocca di tutti, e ognuno di noi lo può utilizzare per scopi diversi. Certo, il più ovvio potrebbe essere il tentativo di rimettersi in contatto con persone conosciute durante l’infanzia o di cui non si hanno notizie da tempo. Però, se avete 5 minuti di tempo, vi consiglio di leggervi questo: “I clienti li trovo su Facebook”. Io non voglio anticiparvi troppo il fatto che viene descritto, ma non avrei mai pensato che qualcuno potesse offrire sconti nella propria attività per gli amici di facebook!

lunedì 27 aprile 2009

CICLISMO - DOPING. MA LA COLPA E' ANCHE DEI MEDIA?

E’ noto che il ciclismo è uno sport particolarmente impegnativo, tra i più faticosi. Anzi, forse perché l’ho praticato in prima persona e perché continuo tuttora a seguirlo, per passione e per lavoro, a mio parere è il più duro in assoluto. A livello giovanile spesso scuola e ciclismo sono incompatibili per il numero di ore di allenamento da passare in sella. Numero che aumenta vertiginosamente per un ciclista professionista. A volte gli allenamenti possono sfiorare le 10 ore, in qualsiasi condizione meteorologica, con i 40° di luglio e la pioggia fredda di gennaio. E poi le competizioni: una corsa a tappe supera abbondantemente i 3000 chilometri, con salite e discese a ripetizione. Una frase dell’indimenticato Pirata Marco Pantani è entrata nella storia delle 2 ruote: “Io vado forte in salita per abbreviare la mia agonia!”.

Purtroppo però la storia di questo sport è costellata di scandali di doping. Ho trovato nel web una tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, tra l’altro il mio stesso corso di laurea, (“Il ciclismo e la morsa del doping – Da Coppi all’Operaciòn Puerto, storie di scandali in un mondo malato al suo interno”) che traccia un’analisi di questo gravissimo fenomeno, cercando di mettere in luce le difficoltà che questo sport ha nel fare chiarezza nelle sue questioni più “nere”.

Ma di chi sono le colpe della realtà in cui naviga attualmente il ciclismo? Una cosa è certa, i corridori sono i primi che sbagliano e che vanno puniti, ma ci sono molte altre categorie che hanno enormi responsabilità. In primo luogo sicuramente i politici. Come viene evidenziato dalla tesi, non è ammissibile che in alcuni stati Europei, come la stessa Italia, la Francia e la Germania si attui una lotta serrata contro il doping, e che in altri stati non esista nemmeno il reato. La recente Operación Puerto ne è il caso più scandaloso ed ecclatante. Basti pensare che all’esordio della suddetta vicenda, in Spagna non esisteva nemmeno una legge che puniva il doping.

E poi hanno notevoli colpe anche i dirigenti: non è molto credibile che i direttori sportivi delle squadre non sappiano nulla delle pratiche illecite dei loro tesserati.

Ma anche la categoria dei medici. I ciclisti non possono procurarsi da soli le sostanze dopanti. Per queste cose occorre l’intervento di un esperto, ovvero di un medico, solitamente specializzato nella pratica sportiva.

Non si salva da questo lungo elenco nemmeno la magistratura, che ha a volte condannato erroneamente ciclisti, contribuendo così ad allargare lo stato di tensione presente in questo mondo.

Ma c’è ancora una categoria che ha enormi responsabilità in tutto questo, e cioè quella dei media. La faccenda si fa molto complessa. Tra i giornalisti sportivi italiani, vi sono coloro che parlano chiaramente e volutamente di doping nel ciclismo. E’ chiaro che costoro non provano amore per il mondo delle 2 ruote. Vi sono poi gli inviati che si soffermano sull’aspetto più romantico di questo sport. La differenza è anche frutto di una maggiore o minore competenza in materia. Oggi nessun giornalista potrebbe arginare il problema doping nel ciclismo, perché purtroppo i nuovi casi si susseguono nel tempo. Ma non bisogna parlare solo di ciò. Nel ciclismo restano sempre vivi il sudore, la fatica, e la poesia che solo questa disciplina può regalare! In televisione viene raccontato di tutto e di più, e non viene fatta chiarezza sulle vicende, facendo a priori di tutta l’erba un fascio. Nella tesi sono messe in luce nel dettaglio le responsabilità di alcuni giornalisti.
Insomma tutti i media dovrebbero lasciare finalmente da parte l’ipocrisia, e raccontare sì delle imprese degli atleti, ma anche della serie infinita di difficoltà e contraddizioni che coinvolgono lo sport. Vanno allontanati coloro che sbagliano, ed esaltati invece coloro che svolgono il proprio lavoro in modo pulito, allargando la lotta al doping anche alle categorie minori. Solo così si potrà guardare all’orizzonte con ottimismo, e salvare il mondo delle due ruote.

LA COMUNICAZIONE AZIENDALE SI ESPRIME ANCHE CON I BLOG!

Navigando nel web, mi sono particolarmente stupito di come il Blog possa anche essere inteso come strumento di comunicazione aziendale. Eh sì, anche le aziende da ormai diversi anni si stanno interessando al fenomeno dei Blog.

Se ci pensiamo bene, i Blog possono essere non solo un veicolo importante per la pubblicità da parte delle aziende, ma sono innanzitutto uno strumento privilegiato per parlare di prodotti. Per intenderci, i consumatori comprano un prodotto, lo provano e ne raccontano l’impressione, positiva o meno, proprio sui Blog. Ho trovato interessante questo studio di Marker Sentinel. Ha ormai qualche anno, ma fornisce dei dati particolarmente significativi, che ci fanno capire come Blog e forum siano utilizzati dai consumatori per cercare aiuto nel processo di scelta che porta all’acquisto di un determinato prodotto. Sembra una cosa banale, ma non lo è per nulla! Blog, forum e motori di ricerca sono tutti strumenti che esercitano una grande influenza sui consumatori.

Inoltre per l’azienda il Blog può costituire un contatto diretto con l’azienda, in quanto non c’è praticamente controllo sul messaggio.

MA CONOSCIAMO TUTTI LA DIFFERENZA TRA FORUM E BLOG?

È una differenza che in realtà dovrebbe apparire abbastanza semplice. Il forum di norma non ha una identità personale o personalistica (sarebbe difficile pensare a un forum di Beppe Grillo!) e solitamente è rivolto a persone “esperte” del settore a cui esso è dedicato. Cioè le persone che vi si iscrivono sono accomunate dal sentirsi parte di un gruppo o di qualcosa. Solitamente i forum non hanno una componente grafica di rilievo, e questo fa ben intendere come sia più importante il contenuto piuttosto che la forma. I membri di un forum sono molti; vi sono sempre dei “leader”, o meglio i “moderatori”, ma non esieste quasi mai una figura carismatica che detti gli imput.

Il Blog invece ha un proprietario e nasce per l’esigenza di un singolo o di un ristretto numero di persone di veicolare la propria voce e il proprio pensiero. Il Blog è un “luogo privato”, e in genere chi la pensa in modo diverso allo specifico argomento non va a postare un proprio commento. Nei forum c’è uno spirito più “battagliero” per così dire, cioè si susseguono pareri spesso molto contrastanti tra di loro. Scrivere in un Blog può anche voler dire “comunicare con gli altri” e non “agli altri”, ma questo è molto difficile, perché bisognerebbe valutare a priori l’impatto di ciò che scrive su chi potrebbe leggere, stimolandolo a dire la sua.

Vi è poi una differenza pratica e tecnica di base, ovvero è molto più semplice realizzare un blog piuttosto di un forum.

mercoledì 1 aprile 2009

...e se il New York Times domani mattina fallisse?...

Da tempo si discute della crisi dei giornali. Crisi: ormai questo vocabolo lo possiamo leggere dovunque. Sembra quasi che le notizie facciano a gara per contendersi un maggior numero di crisi. Ecco, crisi economica in modo particolare. Negli USA quante banche sono fallite negli ultimi mesi? Ammetto che ho perso il conto. E sdrammatizzando sull’argomento, vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se domani mattina il New York Times non uscisse in edicola, ad esempio, per mancanza di denaro? Insomma, se in definitiva fallisse?

Vi sembra una domanda così assurda? Forse un po’, ma non troppo. Il futuro dei giornali è tornato quanto mai d’attualità ora, e la tendenza è chiara e lampante: l'informazione online e l'orientamento dei lettori stanno scardinando i pilastri dell'informazione.

Nonostante l'aumento degli utenti delle edizioni online, i giornali hanno subito forti perdite nei loro ricavi pubblicitari nel 2008. Questo è dovuto al fatto che il peso dei lettori sul web, per gli inserzionisti, è più basso rispetto ai lettori tradizionali che in America, ma anche nel resto del mondo, sono in costante calo.

Michael Hirschorn, editorialista di The Atlantic, analizza in maniera molto dettagliata la profonda crisi che sta investendo il New York Times. A suo giudizio col tempo potrebbe davvero scomparire la versione cartacea del giornale americano.

Ma ciò potrebbe costituire una vera e propria catastrofe? Beh, sicuramente un duro colpo per il giornalismo negli USA e in tutto il mondo, ma a lungo termine, forse, non sarebbe una catastrofe. Sembra ormai evidente che la cosa più importante sia salvare le notizie e la loro qualità, e in un secondo tempo i giornali.

mercoledì 25 marzo 2009

Giornalismo vecchio e nuovo?...o solo giornalismo vero e autentico?...

Quale sarà il futuro per il giornalismo? Quale sarà il futuro per i giornalisti? Si possono ancora intravedere prospettive all’orizzonte per i giornali?

E’ ormai cosa nota che oggi le testate giornalistiche siano in crisi: aumentano i licenziamenti, chiudono gli uffici di corrispondenza… Tutto ciò aggravato dalla crisi economica che causa una riduzione degli investimenti pubblicitari con effetti disastrosi sui bilanci delle testate.

Il Financial Times lancia una provocazione molto forte, pubblicando il necrologio della stampa quotidiana. L’articolo recita “Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di Internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di nervi, l´industria dei giornali è passata a miglior vita”. Vi è un’amara realtà: la carta stampata registra una forte recessione. Negli Stati Uniti tutti i giornali cartacei riducono fortemente le spese poiché profitti e copie sono in continua diminuzione.

In Europa le problematiche sull’argomento sono molto simili.

Nonostante tutto credo che possa apparentemente stupire un dato: la stampa quotidiana non ha mai avuto tanti lettori come oggi. Le edizioni online si moltiplicano, e il lettore col tempo si abitua a leggere le notizie sullo schermo del computer o direttamente sul proprio telefonino.

Giovanni De Mauro, direttore della rivista Internazionale, pone la questione in un modo che condivido:
“I giornalisti non hanno mai avuto tanti lettori come oggi. Grazie a internet i loro articoli raggiungono un numero enorme di persone, soprattutto giovani. Il New York Times vende meno di 1 milione di copie su carta, ma online ha piu’ di 20 milioni di visitatori unici al mese.I giornali sono in crisi, non l’informazione. Oggi si leggono e si scrivono piu’ notizie di quanto sia mai successo nella storia dell’umanita’. Siamo in grado di informarci piu’ rapidamente e piu’ approfonditamente di 30, 20 o anche solo 10 anni fa. Cercare, raccogliere e distribuire notizie non e’ mai stato cosi’ facile e a buon mercato. Insomma, si e’ esauriro un modello industriale ed economico, non il mestiere di giornalista ne’ il bisogno di essere informati.Naturalmente bisognera’ trovare alternative a quel modello. Ma non e’ la fine del mondo.C’era un tempo in cui per comunicare con gli altri facevamo dei disegni nelle grotte. Qualcuno ne sente la mancanza?”
E’ evidente a tutti che i giornali propongono le notizie di ieri, che di conseguenza sono già vecchie. Mentre online si possono ricevere news in tempo reale, con molteplici fonti e commenti di lettori, grazie all’espandersi dei blogger e dei social network come Facebook.
E poi un altro problema è costituito dalla pubblicità. Sul web le news sono in maggioranza gratuite, con conseguenti entrate pubblicitarie troppo basse. Personalmente mi domando se forse anche i lettori online siano disposti a versare un piccolo contributo per avere un’informazione di maggiore qualità. Cioè, i lettori dei quotidiani pagano il prezzo prestabilito tutte le sante mattine. E sul web? Mi ha colpito un’iniziativa, Tophost, che ci fa intendere come gli utenti siano disposti a sborsare delle piccole cifre per ricevere servizi e contenuti.

Forse di fronte al continuo espandersi del giornalismo online i più tradizionalisti potranno storcere il naso. Qualcuno potrebbe affermare che sta cambiando il modo di fare giornalismo; lo potrebbe distinguere in vecchio e nuovo, forse non avendo neppure ben chiara la linea di confine tra le parti. Ma deve comunque essere giornalismo vero e autentico: è questa la chiave più importante di un cassetto ricco di storia e di evoluzioni, che non deve essere chiuso, ma aperto e arricchito sempre, giorno dopo giorno.

giovedì 19 marzo 2009

Il presidente americano accusa i blogger di essere fuorvianti

Da diversi giorni è nato un vero e proprio dibattito, riportato da Alessandra Farkas sul Corriere Della Sera dell'11 marzo, dopo un’intervista rilasciata da Barack Obama a bordo dell’Air Force One. Il presidente americano afferma di leggere molto raramente i blog perché sono semplicistici e fuorvianti, rivelando così di procurarsi informazioni dalla carta stampata, quotidiani e settimanali, invece che dal web, come la maggioranza degli americani. Non si è fatta attendere la risposta alle parole di Obama da parte di Raw Story, l’influente blog investigativo fondato nel 2004, il quale ricorda al presidente come egli stesso abbia enormemente sfruttato il web durante la campagna elettorale. Raw Story aggiunge che la sua mancanza di rispetto per i blogger suggerisce che il presidente utilizzi di più il web per trasmettere i suoi messaggi che per riceverli. Da queste affermazioni si è scatenata una discussione ancora più ampia, con una finale assoluzione di Obama da parte degli scrittori del web. La motivazione di tale posizione è presto detta: il presidente degli Stati Uniti è assorto da un mare così vasto di impegni che non gli lascia il tempo di leggere i blog. Ma questo non significa che la Casa Bianca non li segua; il presidente ha infatti molti aiutanti che lo tengono informato sul web.