mercoledì 25 marzo 2009

Giornalismo vecchio e nuovo?...o solo giornalismo vero e autentico?...

Quale sarà il futuro per il giornalismo? Quale sarà il futuro per i giornalisti? Si possono ancora intravedere prospettive all’orizzonte per i giornali?

E’ ormai cosa nota che oggi le testate giornalistiche siano in crisi: aumentano i licenziamenti, chiudono gli uffici di corrispondenza… Tutto ciò aggravato dalla crisi economica che causa una riduzione degli investimenti pubblicitari con effetti disastrosi sui bilanci delle testate.

Il Financial Times lancia una provocazione molto forte, pubblicando il necrologio della stampa quotidiana. L’articolo recita “Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di Internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di nervi, l´industria dei giornali è passata a miglior vita”. Vi è un’amara realtà: la carta stampata registra una forte recessione. Negli Stati Uniti tutti i giornali cartacei riducono fortemente le spese poiché profitti e copie sono in continua diminuzione.

In Europa le problematiche sull’argomento sono molto simili.

Nonostante tutto credo che possa apparentemente stupire un dato: la stampa quotidiana non ha mai avuto tanti lettori come oggi. Le edizioni online si moltiplicano, e il lettore col tempo si abitua a leggere le notizie sullo schermo del computer o direttamente sul proprio telefonino.

Giovanni De Mauro, direttore della rivista Internazionale, pone la questione in un modo che condivido:
“I giornalisti non hanno mai avuto tanti lettori come oggi. Grazie a internet i loro articoli raggiungono un numero enorme di persone, soprattutto giovani. Il New York Times vende meno di 1 milione di copie su carta, ma online ha piu’ di 20 milioni di visitatori unici al mese.I giornali sono in crisi, non l’informazione. Oggi si leggono e si scrivono piu’ notizie di quanto sia mai successo nella storia dell’umanita’. Siamo in grado di informarci piu’ rapidamente e piu’ approfonditamente di 30, 20 o anche solo 10 anni fa. Cercare, raccogliere e distribuire notizie non e’ mai stato cosi’ facile e a buon mercato. Insomma, si e’ esauriro un modello industriale ed economico, non il mestiere di giornalista ne’ il bisogno di essere informati.Naturalmente bisognera’ trovare alternative a quel modello. Ma non e’ la fine del mondo.C’era un tempo in cui per comunicare con gli altri facevamo dei disegni nelle grotte. Qualcuno ne sente la mancanza?”
E’ evidente a tutti che i giornali propongono le notizie di ieri, che di conseguenza sono già vecchie. Mentre online si possono ricevere news in tempo reale, con molteplici fonti e commenti di lettori, grazie all’espandersi dei blogger e dei social network come Facebook.
E poi un altro problema è costituito dalla pubblicità. Sul web le news sono in maggioranza gratuite, con conseguenti entrate pubblicitarie troppo basse. Personalmente mi domando se forse anche i lettori online siano disposti a versare un piccolo contributo per avere un’informazione di maggiore qualità. Cioè, i lettori dei quotidiani pagano il prezzo prestabilito tutte le sante mattine. E sul web? Mi ha colpito un’iniziativa, Tophost, che ci fa intendere come gli utenti siano disposti a sborsare delle piccole cifre per ricevere servizi e contenuti.

Forse di fronte al continuo espandersi del giornalismo online i più tradizionalisti potranno storcere il naso. Qualcuno potrebbe affermare che sta cambiando il modo di fare giornalismo; lo potrebbe distinguere in vecchio e nuovo, forse non avendo neppure ben chiara la linea di confine tra le parti. Ma deve comunque essere giornalismo vero e autentico: è questa la chiave più importante di un cassetto ricco di storia e di evoluzioni, che non deve essere chiuso, ma aperto e arricchito sempre, giorno dopo giorno.

giovedì 19 marzo 2009

Il presidente americano accusa i blogger di essere fuorvianti

Da diversi giorni è nato un vero e proprio dibattito, riportato da Alessandra Farkas sul Corriere Della Sera dell'11 marzo, dopo un’intervista rilasciata da Barack Obama a bordo dell’Air Force One. Il presidente americano afferma di leggere molto raramente i blog perché sono semplicistici e fuorvianti, rivelando così di procurarsi informazioni dalla carta stampata, quotidiani e settimanali, invece che dal web, come la maggioranza degli americani. Non si è fatta attendere la risposta alle parole di Obama da parte di Raw Story, l’influente blog investigativo fondato nel 2004, il quale ricorda al presidente come egli stesso abbia enormemente sfruttato il web durante la campagna elettorale. Raw Story aggiunge che la sua mancanza di rispetto per i blogger suggerisce che il presidente utilizzi di più il web per trasmettere i suoi messaggi che per riceverli. Da queste affermazioni si è scatenata una discussione ancora più ampia, con una finale assoluzione di Obama da parte degli scrittori del web. La motivazione di tale posizione è presto detta: il presidente degli Stati Uniti è assorto da un mare così vasto di impegni che non gli lascia il tempo di leggere i blog. Ma questo non significa che la Casa Bianca non li segua; il presidente ha infatti molti aiutanti che lo tengono informato sul web.